Seleziona una pagina

Target, cosa significa questa parolina magica e soprattuto cosa c’entra nel marketing?

In Economia, il targeting è una scelta strategica che attiene all’individuazione, a seguito della segmentazione, del gruppo di consumatori da servire tramite un’offerta .

Molti clienti vengono da me per una consulenza, magari per aumentare il loro fatturato o per farsi conoscere di più.

La prima cosa, quando inizio una strategia di marketing per un nuova campagna, è appunto l’individuazione del target, ovvero chi sono i clienti di queste aziende e soprattutto come interagiscono con la stessa.

Raccolgo vari dati e successivamente sviluppo le analisi per poter procedere al lavoro vero e proprio, e nel tempo ho imparato bene il funzionamento di queste cose.

In Italia, le tipologie di clienti variano, io le suddividerei in 3 tipologie, molto generiche ovviamente.

La prima tipologia sono i piccoli clienti, che possono essere: professionisti, privati o piccoli artigiani\commercianti;

La seconda tipologia sono le PMI;

La terza ed ultima sono le grandi aziende.

Questo cosa c’entra con il target?

C’entra proprio perché il marketing non e una “scienza” generica, ma ben studiata, ed ogni tipo di azienda ha il proprio target, che “risponde” solo seguendo determinati canoni.

Non si può trasformare un cerchio in un quadrato! Ognuno rimane se stesso e per ognuno ci vuole una giusta strategia. Sennò sarebbe come voler far indossare ad una persona in carne, lo stesso vestito di una persona magra, non gli starebbe allo stesso modo, no?!

Parlando di canali di comunicazione social, specialmente in Italia, seguire una andamento “globale” non funziona. Bisogna seguire una struttura ben precisa.

Nel mercato globale, social network come Facebook hanno oramai perso di valore, attualmente il migliore, come canale di veicolarizzazione è Instagram, soprattutto le “Instagram Stories” hanno una potenza convertitrice decisamente più ampia rispetto ai semplici post!

Sentivo giusto oggi, un’intervista di Montemagno fatta a Fedez qualche tempo fa, in cui il cantate, che è anche un consulente, riferiva che tutt’oggi fa fatica a far capire il “valore” delle Instagram Stories alle aziende.

Ma per i clienti italiani, specialmente del sud Italia, queste regole non valgono del tutto.

Ebbene si, perché la prima tipologia di cliente, non è sempre è al passo con il mercato globale, bensì è molto attaccato ad abitudini meno moderne se così si può dire, in questo caso, infatti, Facebook ha ancora molto valore, Instagram molto meno e le Stories non esistono proprio. Non fraintendetemi, in questo caso c’entra molto anche la “classificazione sociale”, il modo di interfacciarsi con una cosa è sempre legato al tipo di persona, alle sue abitudini ed alla sua conoscenza della piattaforma in questione, questi sono dati che devono assolutamente essere raccolti prima di iniziare una campagna.

Per la seconda tipologia vale più o meno lo stesso principio, qui bisogna capire bene a cosa ed chi si rivolgono, perché le PMI, possono comunque volersi rivolgere ad un pubblico più vasto e dettagliato, e qui arriviamo al principio di Pareto, il famoso 80/20.

Si, perché molte PMI si ritrovano dati statistici “falsati” sui loro profili social.  Questo perché l’80% dei loro clienti si è oramai fidelizzato e tende a seguire la pagina con una certa costanza, magari si lega ad un membro specifico, che può essere il proprietario, piuttosto che qualcuno del team, mentre solo il 20% sono utenti nuovi, ma sfortunatamente, specialmente su Instagram, (complici gli Hashtag, che raggiungono un vasto pubblico, magari interessato anche solo ad un particolare di un post e non al contenuto), il rischio è che questo bacino di utenti sia solamente derivato dagli hashtag ed è difficilmente convertibile in cliente vero e proprio o follower attivo. Più semplicemente si avrà un like.

Per le grandi aziende, può valere il discorso del mercato globale, ovviamente sempre, appunto, a seconda del target.

Sento spesso parlare di campagne pubblicitarie limitate, ed è vero, molte quasi l’80% circa solo davvero limitate, come guidare un’auto di grandi prestazioni ma con la prima marcia inserita.

Sono così soprattutto le campagne locali, quelle in cui la piccola attività fa i classici volantini e quelle due, tre “sponsorizzate”, ma il potenziale è davvero molto più alto.

Un esempio molto interessante l’ho avuto con una “non celebre” campagna di beneficenza. Di base questa campagna aveva un potenziale di crescita e di conoscenza ai più, davvero interessante, da 1 a 100 direi 60.

Così non è stato però, complici gli investimenti in attività sbagliate o fini a se stesse, complici soprattutto le “marce basse” inserite.

Perché parlo di marce basse? perché in un progetto cosi come in un’attività, la qualità conta tanto, ma nella fase iniziale non è fondamentale per il successo. Mi spiego meglio:

Se un pizzaiolo fa la pizza più buona del mondo, ma poi te la serve su un tovagliolo sporco, in una pizzeria mezza distrutta e magari prendendoti a parolacce, allora, per quanto buona possa essere quella pizza, il suo business non potrà andare bene.

Conta per il 90% la qualità, ma la qualità senza marketing non porta risultati, ovvio è che se la pizza non è di qualità, per quanto marketing si possa fare, ad un certo punto i rubinetti si chiudono. Ma bisogna sapersi vendere. 

Quando si sceglie un professionista, per quanto si vogliono seguire le “recensioni”, noi committenti, non sappiamo e non vediamo prima il suo lavoro, ma lo scegliamo prima. 

Proprio come un locale nuovo, noi non sappiamo quanto buono sia il cibo, ma scegliamo solamente quel ristorante, sta priprio al ristrante sapersi vendere e, successivamente offire un prodotto valido, per mantenere ed aumentare la clientela.

Questa campagna di beneficenza, non ha fatto alcun tipo di pubblicità al progetto, anzi, si è “chiusa” in qualche modo nei propri membri, contando sulla condivisione di post, foto e video tra i membri ed i loro amici, ma questo ha tirato il freno a mano alla propagazione del progetto.

Qui, complice magari una non conoscenza di un mondo digital abbastanza solidale. Si, perché, si poteva puntare sul digital, sul social, sul crowdfunding e tanto altro ancora.

A volte mi chiedono delle garanzie su un progetto, delle vere e proprie rassicurazioni, qui entra in gioco il principio che io chiamo “di categorizzazione”, ovvero realizzare un progetto della stessa categoria di uno di successo.

Un esempio banale è l’automobile:

Il segmento non dev’essere lo stesso, ma è proprio la categoria che conta, le auto attualmente vengono utilizzate per il 90% circa, quindi, che sia una Ferrari o una piccola auto, vi è sempre e comunque una percentuale di possibilità di vendita e di successo, proprio perché è il principio che conta, ovvero il trasporto in auto, e non l’auto in se. È chiaro che migliore è l’automobile prodotta e più sono le possibilità di vendita e di successo.

Fare imprenditoria non è una cosa semplice, bisogna guidare bene i propri collaboratori, bisogna saper gestire le cose e bisogna saper investire in buone idee, insomma c’è bisogna di astuzia ed intuito.

Per concludere, vi lascio un estratto della celebre canzone “Pedala” di Frankie hi nrg mc…

“…Che l’unico motore qui sei tu con il fiatone

A spingere in salita per la vita il carrozzone”

Valentino Annunziata